L’abito da sposa di Kate Middleton

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Se n’è parlato fino alla nausea, eppure nei prossimi mesi saranno tante le spose che all’atteso e infine svelato abito di Kate Middleton si ispireranno per il loro vestito nuziale. Vediamolo dunque nei dettagli per giudicarlo per bene una volta superata l’emozione del momento che ha indotto molti commentatori a lanciarsi in azzardati paragoni con Grace Kelly, con il cui abito si condivideva esclusivamente il dettaglio in pizzo sul corpetto e null’altro.

Disegnato da Sarah Burton, direttore creativo di Alexander McQueen, proprio come le primissime voci avevano lasciato trapelare e in barba a tutte le scommesse che avevano finito per puntare su Sophie Cranston, ha incantato il mondo e deluso qualcuno, che si aspettava un estro maggiore dalla firma nota per aver studiato alla scuola di McQueen assorbendone i tratti visionari. Tuttavia non era ammessa alcuna deroga ad una rigida etichetta, dunque prima di qualunque altro aggettivo qualificativo bisognerà associare all’abito l’unico davvero irrinunciabile: doveva essere appropriato. E lo è stato.

Il corpetto semi-rigido è stato rivestito da prezioso e delicatissimo pizzo inglese lavorato a mano e Chantilly francese con una scollatura generosa eppure casta e maniche trasparenti, vera novità a corte, visto che le precedenti spose non avevano osato presentarsi all’altare a braccia scoperte. Altri tempi. La lavorazione artigianale è irlandese, il pizzo che rifiniva la sottogonna l’altrettanto prezioso Cluny.

La vera bellezza dell’abito tuttavia sta nella gonna, ingiustamente trascurata. Corto lo strascico di appena due metri e 70 centimentri, corto il velo (dettaglio assai chiacchierato), il focus si concentra sul panneggio laterale e posteriore, di matrice rinascimentale. La stessa Kate Middleton che ha studiato con passione storia dell’arte concentrandosi sul periodo rinascimentale appreso a Firenze ha desiderato questo dettaglio.

Estremamente sobrio ed elegante il resto, valorizzato dalla bellezza radiosa della sposa: un velo corto e impalpabile, la tiara Halo di Cartier del 1936, preziosa ma non pretenziosa, e un’acconciatura semi-raccolta, molto naturale, così come il trucco. Chissà se ha insistito nel volerlo curare personalmente, come qualche voce di corridoio aveva lasciato intendere alla vigilia delle nozze.

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