Gucci dice basta alle sfilate

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Una notizia che lascia di stucco chi ha sempre aspettato le sfilate in passerella come un evento a cui partecipare con passione, anche se da lontano. Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci che ha già dimostrato in molti modi il suo anticonformismo, alle sfilate dice stop.

Lo ha annunciato su Instagram: Gucci non sfilerà più sul catwalk, né presenterà le sue collezioni seguendo un calendario ufficiale. O addirittura un criterio di stagionalità, che attualmente è proprio quello che dà il ritmo alle sfilate.

Che la moda sia andata trasformandosi negli ultimi anni è fuor di dubbio, spesso le sfilate venivano trasmesse in streaming per un pubblico ben più ampio di quello presente in sala da ben prima della pandemia. Che ha posto un’altra sfida, dal momento che non si sa davvero quando (o se) sarà possibile tornare al vecchio modello.

Gucci, con l’anticipo che sempre contraddistingue la casa di moda più all’avanguardia del panorama italiano, immagina un futuro diverso e lo rende subito presente. Prima della decisione ufficiale il designer aveva già anticipato le sue riflessioni sul sistema fashion, i suoi dubbi e qualche proposta per il futuro con una serie di “Appunti dal silenzio” pubblicati sull’account di Gucci:

“Nel mio domani abbandonerò il rito stanco della stagionalità e degli show per riappropriarmi di una nuova scansione del tempo, più aderente al mio bisogno espressivo. Ci incontreremo solo due volte l’anno, per condividere i capitoli di una nuova storia. Si tratterà di capitoli irregolari, impertinenti e profondamente liberi. Saranno scritti mescolando le regole e i generi. Si nutriranno di nuovi spazi, codici linguistici e piattaforme comunicative. Non solo. Mi piacerebbe abbandonare l’armamentario di sigle che hanno colonizzato il nostro mondo: cruise, pre-fall, spring-summer, fall-winter”.

Audace, certo, e decisamente libero da ogni schema secondo quanto anticipa il direttore creativo della maison. Che aggiunge:

“Ho deciso di costruire un percorso inedito, lontano dalle scadenze che si sono consolidate all’interno del mondo della moda e, soprattutto, lontano da una performatività ipertrofica che oggi non trova più una sua ragion d’essere. È un atto di fondazione, audace ma necessario, che si pone l’obiettivo di edificare un nuovo universo creativo. Un universo che si essenzializza nella sottrazione di eventi e si ossigena nella moltiplicazione di senso”.

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