La linea Pre-Fall 2026 di Gucci arriva sotto forma di un lookbook che finge una sfilata mai avvenuta, e proprio lì sta il punto. Demna Gvasalia costruisce un racconto che non ha bisogno del rito della passerella per esistere.
Lo scatto fotografico diventa spazio di sperimentazione e ne risulta un progetto assai lucido nel modo in cui mette in scena l’identità del marchio. La collezione lavora per stratificazione visiva e concettuale.
Pezzi, riferimenti e atteggiamenti provengono da epoche diverse della storia Gucci ma convivono nello stesso frame, senza gerarchie evidenti. Non c’è nostalgia, non c’è citazione didascalica. Demna usa l’archivio come materiale grezzo, lo smonta e lo ricompone senza attriti.
Emerge un guardaroba che parla per immagini e non per categorie. Le silhouette uniscono sia rigore che disinvoltura. Non si cerca mai l’effetto shock, si racconta invece una riconoscibilità più sottile, riflettendo sul linguaggio visivo di Gucci e su come possa essere trasmesso, aggiornato e reso leggibile da una nuova generazione. Mica per caso la linea si chiama Generation Gucci.
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