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Abercrombie & Fitch è soltanto la punta dell’iceberg

Foto: @ adv Abercrombie & Fitch

Guaine che disegnano le forme, reggiseni così imbottiti da trasformare una prima scarsa in una terza in meno di 60 secondi, creme miracolose che cancellano in un attimo i segni del tempo, ma anche quelli di una notte insonne, senza parlare di modelle perfette che dai poster di una adv propongono il migliore dei loro sguardi ammiccanti.

Non voglio apparire banale e scontata, spiattellandovi la solita solfa secondo la quale noi donne veniamo continuamente bersagliate da modelli sbagliati ed irraggiungibili- anche perché a suo tempo dedicai un post proprio a questo perciò se non lo avete fatto potete farlo ora cliccando QUI-, ma volevo riflettere con voi su una questione che, negli ultimi giorni, tiene banco su magazine e blog di mezzo mondo.

Mi riferisco alla “questione” Abercrombie & Fitch che tanto ha infiammato l’opinione pubblica in generale e le donne curvy in particolare.

Non so se avete avuto modo di leggere la notizia da qualche parte, ma pare che il colosso americano abbia bandito dalle proprie collezioni le taglie superiori alla L rinunciando, così, ad una bella fetta di consumatori.

Foto: @ ADV Luisa Spagnoli

Devo ammettere che inizialmente la notizia mi ha lasciata completamente basita, avrei voluto scrivere un post nel bel mezzo del mio sdegno, ma, per fortuna, non l’ho fatto! Dico “per fortuna” perché penso che, se l’avessi fatto, poi avrei dovuto ritrattare la maggior parte di quanto scritto ed il perché ve lo racconto subito.

Dopo aver riflettuto a lungo sui fatti sono giunta ad una conclusione: da Abercrombie & Fitch hanno semplicemente avuto la faccia tosta di ammettere candidamente- e con una certa dose di disprezzo, questo è vero- un pensiero comune alla maggior parte dei brand che, però, preferiscono ridurre le taglie trasformando una 46 in una 44 (ma ho visto anche 42 mascherate da 46 sia chiaro!) facendo pensare alla malcapitata- o al malcapitato- di essere sbagliato!

A tal proposito mi preme raccontarvi un aneddoto che avvalora la mia tesi, si tratta di un fatto accaduto a me in prima persona, non l’unico, sia chiaro, ma il più significativo.

Foto: @ ADV Elisabetta Franchi

Vi ho già detto che nell’ultimo anno e mezzo ho perso parecchi chili (26 per l’esattezza) e, di conseguenza, anche un po’ di taglie.

Prima di iniziare la dieta mia cugina mi chiese di farle da testimone nel giorno del suo matrimonio, così per l’occasione acquistai un tubino nero da Luisa Spagnoli taglia 48. A fine dieta misurai il tubino (che comunque tengo gelosamente custodito ancora nell’armadio), ma era divenuto così largo che per riempirlo ci sarebbero volute due Alessandra.

Un paio di settimane fa sono stata fulminata da un tubino  (parlo di tubino, quindi un abito molto simile nelle linee a quello di Luisa Spagnoli) di Elisabetta Franchi e sono entrata in negozio per misurarlo: indovinate un po’ che taglia mi è stata data? Ebbene sì, una 48 che mi veste alla perfezione.

Vi pare possibile questa cosa? Vi pare possibile che tra due marchi italiani ci sia una differenza tanto abissale in fatto di taglie?

Come fa la stessa persona, con 26 kg di differenza, ad indossare la stessa taglia?

Non vi lascio con le mie conclusioni perché mi piacerebbe discuterne con voi nei commenti, perciò ditemi cosa ne pensate qui sotto.

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